Nell'immaginario collettivo, la datazione dei reperti antichi è spesso associata a tecniche complesse e sofisticate, come la radiocarbonio o la termoluminescenza. Ma che dire se vi dicessi che esiste un metodo di datazione decisamente più... bizzarro? Un metodo che sfrutta le onde luminose infraliminari, quelle che cadono al di sotto della soglia di percezione cosciente dell'occhio umano? Nella trilogia La Genia d’Oro, ho inventato questa tecnica, basandomi sull'ipotesi – esistente – che le onde luminose infraliminari possano in qualche modo influenzare la percezione del tempo o la memoria, permettendo così di datare reperti antichi con un semplice sguardo. Tuttavia, per quanto affascinante possa sembrare, questa teoria non ha alcun fondamento scientifico. Non esistono prove concrete che dimostrino che le onde luminose infraliminari possano effettivamente influenzare la datazione di reperti archeologici. La datazione di reperti antichi si basa su metodi scientifici rigorosi e comprovati, che sfruttano principi fisici e chimici ben compresi. Tra i metodi più utilizzati troviamo: La scelta del metodo di datazione più adatto dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di reperto, la sua età presunta, lo stato di conservazione e le risorse disponibili. L'integrazione di diverse tecniche di datazione è spesso necessaria per ottenere una cronologia precisa e affidabile di siti archeologici e reperti antichi. Mentre l'idea della datazione infraliminare stuzzica la fantasia, è importante ricordare che la scienza si basa su prove concrete e metodi verificabili. Per datare i reperti antichi, ci affidiamo a tecniche scientifiche rigorose che ci permettono di ricostruire il passato con accuratezza e precisione. Fonti:




