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Viaggio nel tempo... con le onde luminose? L'affascinante mistero della datazione infraliminare

2024-04-27 17:48

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Viaggio nel tempo... con le onde luminose? L'affascinante mistero della datazione infraliminare

La datazione tramite onde luminose infraliminari è soltanto un’invenzione fantasiosa, ma non troppo lontana dalla realtà.

Nell'immaginario collettivo, la datazione dei reperti antichi è spesso associata a tecniche complesse e sofisticate, come la radiocarbonio o la termoluminescenza. Ma che dire se vi dicessi che esiste un metodo di datazione decisamente più... bizzarro? Un metodo che sfrutta le onde luminose infraliminari, quelle che cadono al di sotto della soglia di percezione cosciente dell'occhio umano?

Nella trilogia La Genia d’Oro, ho inventato questa tecnica, basandomi sull'ipotesi – esistente –  che le onde luminose infraliminari possano in qualche modo influenzare la percezione del tempo o la memoria, permettendo così di datare reperti antichi con un semplice sguardo.

Tuttavia, per quanto affascinante possa sembrare, questa teoria non ha alcun fondamento scientifico. Non esistono prove concrete che dimostrino che le onde luminose infraliminari possano effettivamente influenzare la datazione di reperti archeologici.

La datazione di reperti antichi si basa su metodi scientifici rigorosi e comprovati, che sfruttano principi fisici e chimici ben compresi. Tra i metodi più utilizzati troviamo:

  • Datazione al radiocarbonio: per reperti organici di età compresa tra circa 50.000 e 1 milione di anni. Si basa sul decadimento radioattivo del carbonio-14.
  • Datazione dendrocronologica: per reperti lignei e strutture in legno fino a circa 8.000 anni fa. Analizza gli anelli di accrescimento degli alberi.
  • Datazione termoluminescenza: per reperti ceramici e manufatti in terracotta di età compresa tra alcune centinaia e diverse centinaia di migliaia di anni. Misura la luce emessa dai materiali quando vengono riscaldati.
  • Datazione al potassio-argon: per rocce e formazioni geologiche di età compresa tra milioni e miliardi di anni. Misura il rapporto tra l'isotopo radioattivo potassio-40 e il suo prodotto di decadimento, l'argon-40.
  • Datazione all'uranio-torio: per reperti marini e formazioni geologiche di età compresa tra alcune migliaia e diverse centinaia di migliaia di anni. Misura il rapporto tra l'isotopo radioattivo uranio-238 e il suo prodotto di decadimento, il torio-230.
  • Datazione ottica: per rocce e sedimenti di età compresa tra alcune centinaia di migliaia e diversi miliardi di anni. Misura i difetti nella struttura cristallina dei materiali causati dalle radiazioni naturali nel tempo.
  • Datazione paleomagnetica: per rocce e sedimenti di età compresa da milioni a miliardi di anni. Analizza l'orientamento del campo magnetico terrestre registrato al momento della loro formazione.

La scelta del metodo di datazione più adatto dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di reperto, la sua età presunta, lo stato di conservazione e le risorse disponibili. L'integrazione di diverse tecniche di datazione è spesso necessaria per ottenere una cronologia precisa e affidabile di siti archeologici e reperti antichi.

Mentre l'idea della datazione infraliminare stuzzica la fantasia, è importante ricordare che la scienza si basa su prove concrete e metodi verificabili. Per datare i reperti antichi, ci affidiamo a tecniche scientifiche rigorose che ci permettono di ricostruire il passato con accuratezza e precisione.

Fonti:

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